Alpine Studio intervista Andrea Rigante, autore de "La lacrima dei Vedda"


Andrea Rigante, nato a Milano nel 1977, fin dall’adolescenza è appassionato di viaggi, fotografia e scrittura. Incurante di una tranquilla vita da lavoratore come coordinatore di eventi, decide di seguire le sue curiosità e si iscrive all’università all’età di 37 anni: oggi è laureando in Geografia Umana dell’Ambiente.

Dopo la sua esperienza in Sri Lanka decide di scrivere "La lacrima dei Vedda" un libro su questo popolo ancestrale che lotta per la sopravvivenza contro una nazione indifferente a riconoscere il suo diritto d’esistere. Da qui inizierà la sua missione per far conoscere al mondo il popolo dei Vedda e le sue tradizioni dando vita anche a nuovi progetti come il docufilm, ispirato al suo libro, in collaborazione con Pietro Geranzani







In quest'intervista Andrea ci racconta un po' di sè, ci svela alcune curiosità e parla dei suoi progetti futuri.


Sei stato nello Sri Lanka due volte: la prima volta sei andato alla scoperta del paese e dei suoi abitanti, la seconda per conoscere il popolo Vedda. Ricordi un episodio o un’esperienza in particolare che ha creato un legame tra te e i Vedda?

Il momento più significativo e determinante è stato sicuramente l’incontro con loro(i Vedda), in quell’occasione percepii la fragilità di un intero popolo, alla fine della visita al villaggio di Dambana, la ‘capitale’ della nazione Vedda, al momento dei saluti, Podda, un giovane indigeno, si alzò in piedi ed in un perfetto italiano disse: ‘Maurizio Cardillo di Albenga’, quell’atto mi sorprese, mi incuriosì ed innescò tutta la catena di eventi che portò alla pubblicazione di questo libro.

 

Nonostante le piccole dimensioni, in questo paese convivono molte culture e religioni diverse.  Come vive il paese questa eterogeneità? Quali sono le tue riflessioni/impressioni in proposito?

Singalesi, Tamil, Vedda, Burgher, Malesi e Ottomani: c’è moltissima eterogeneità in Sri Lanka. In tempo di pace è un grande valore, ma quando le tensioni aumentano, diventa uno strumento per fomentare odi interetnici e conflitti. La guerra civile che ha spaccato il paese per trent’anni e che ancora oggi divide culturalmente lo Sri Lanka ne è un lampante esempio.

 

Hai conosciuto una famiglia che ha perso casa e persone care a causa dello tsunami del 2004. Parlaci di questo incontro e di cosa ti ha lasciato

Lo Tsunami del 2004 ha colpito duramente tutta la nazione, in particolare le popolazioni dei villaggi costieri, ho avuto modo di incontrare una di queste famiglie in maniera fortuita, sulla spiaggia di Matara, regione in cui persero la vita almeno 10000 persone, il piccolo Osean ci invitò a casa della sua famiglia per un tè, in quell’occasione ascoltai la mia prima testimonianza di questa tragedia, ne sentii molte altre in seguito, ma quel primo approccio mi fece rendere conto dell’immensità del disastro, uscii da quella casa con il cuore stretto, sorpreso dalla generosità di qualcuno che non aveva più nulla.

 

I Vedda sono un popolo antico con tradizioni proprie che si tramandano da generazioni. Quali sono secondo te, se ci sono, i punti in comune tra questa popolazione e la nostra civiltà occidentale, e quali invece le differenze maggiori?

Le uguaglianze vanno cercate nei principi di umanità e solidarietà, ma ricordiamo che il nostro mondo, la sua storia e il suo modo di agire sono la causa diretta, dall'epoca coloniale ad oggi, di molte delle conseguenze funeste che si sono abbattute sui popoli che hanno subito questa invasione secolare. Il Positivismo e la sua arroganza, hanno decretato la volontà occidentale di uno scontro epocale che ancora oggi non è risolto e che insanguina gli scenari politici di metà del nostro pianeta.


Kapua suona il tamburo durante le danze propiziatorie 


Non tutti i paesi offrono la possibilità di confrontarsi con la realtà di un popolo così antico come quello dei Vedda, quali mete o esperienze ti senti di consigliare a chi parte per lo Sri Lanka?

Lo Sri Lanka ha una eterogeneità di scenari incredibili, le colline di Ella sono un incanto imperdibile per chi visita il paese, come anche le città antiche di Polonnaruha, Anuradapura e Sigiriya, ma anche il retaggio architettonico coloniale di Fort Galle con il suo intrico di templi buddhisti, chiese e moschee è una meta imperdibile, e poi ci sono i Vedda, che offrono un’opportunità differente, la meraviglia che rappresentano non si può fotografare. I monumenti dei Vedda sono le storie di ogni indigeno, la loro cultura, la loro umanità, la loro battaglia per la sopravvivenza. Un Vedda ad un primo sguardo ti paralizza con la sua fierezza, sembra impenetrabile, ma non tarderà ad aprirsi in un sorriso. Questo è il premio più grande che ho riportato a casa.


Tu e Maurizio Cardillo, il tuo compagno di viaggio durante la seconda esperienza in Sri Lanka, siete legati ai Vedda in modo particolare: siete rimasi in contatto? Avete qualche progetto in vista?

Cardillo, nonostante un' assenza di sette anni, non ha mai smesso di essere in contatto con loro e ricevere notizie dai villaggi. Io, ora, mi sento parte della famiglia Wanniyala-aetto e di aver abbracciato la loro causa e la loro lotta. Terminare la stesura de ‘La Lacrima dei Vedda’  ha, di fatto, coinciso con un inizio piuttosto che con una fine. L’inizio di un’esperienza di condivisione. Ci stiamo occupando di un progetto per fornire i fondi necessari alla costruzione di un orto didattico nella regione orientale, a nord di Batticaloa, per permettere ad una scuola indigena di fornire ai propri studenti conoscenze essenziale per l’auto-sussistenza. Una parte dei proventi della vendita di questo libro, con il supporto di Alpine Studio, verrà devoluto a tale progetto.


Maurizio Cardillo e Gunnea


Ormai viaggiare è diventata una moda e per alcuni un vero e proprio lavoro. Cosa pensi di questa nuova figura di influencer/blogger?

Penso che la condivisione delle esperienze, una maggiore consapevolezza turistica e ambientale e  la diffusione di una coscienza etica del viaggio siano fondamentali per far maturare la cultura del viaggiare. Il calo dei costi della mobilità ha cambiato radicalmente l’offerta turistica internazionale, avvicinando mete che solo pochi decenni fa erano inaccessibili ai più, permettendo ora quello che chiamiamo turismo di massa. Da geografo, credo che la possibilità per il viaggiatore di accedere a informazioni corrette sui luoghi e sulle esperienze, sia quanto si debba auspicare per evitare la saturazione ed esaurimento dei luoghi del viaggio. Internet è in questo senso uno strumento preziosissimo se usato in maniera corretta e da personaggi preparati e coscienti della loro posizione di responsabilità verso questo tema, quello che mi auguro sempre è che non siano guidati solo dal numero dei loro di followers.


Ascolti musica mentre viaggi? Se si, c’è un genere in particolare? C’è una canzone che senti particolarmente legata alla tua esperienza?

Non ascolto musica mentre viaggio, mi distoglie dall’esperienza sensoriale. Cosa sarebbe il mercato della medina di Marrakesh senza le sue voci?  o il porto di Istanbul? Ascolto musica mentre scrivo e raccolgo i pensieri, ascolto del blues lento e neutro, mi aiuta a concentrarmi, ed è proprio un blues che è legato ad una situazione buffa del viaggio. Nella nostra settimana a Batticaloa, io e Cardillo eravamo ospiti di Ramesh che oltre ad essere preside di una scuola, alleva polli in casa sua ed ogni santa mattina un gallo intonava il suo canto identico al giro di blues di Mannish Boy di Muddy Waters in  tonalità di la maggiore, fu un tormento indimenticabile.


Questo è il tuo primo libro, hai sempre avuto in mente di scriverne uno o questa spinta è nata dalla tua esperienza in Sri Lanka?

La scrittura è sempre stata presente nella mia vita, ma solo questa esperienza così particolare mi ha spinto ad abbracciare l’impresa. La stesura di questo libro è stato un atto di responsabilità e coscienza, ho dovuto imparare un linguaggio nuovo che rispecchiasse l’esperienza che non influenzasse il lettore, volevo accompagnarlo in un viaggio della mente che lasciasse l’impulso di partire, per incontrare questo mondo raccontato e vederlo con i propri occhi.


Il titolo è molto suggestivo ed evocativo, com’è nato?

Giungere a questo titolo non è stato semplice, ed è stato il libro stesso ad ispirarlo, il contenuto e le riflessioni emerse mi spinsero a modificarne il titolo più volte. Lo Sri Lanka è la lacrima dell’India, per la sua forma e la sua posizione, mi sono però ritrovato a descrivere delle esperienze intense, commoventi e drammatiche della storia degli indigeni e mi è sembrato naturale che dal titolo emergesse una sensazione di disincanto e consapevolezza di ciò che il lettore avrebbe trovato, non un’esperienza fatta di scenari naturali, sfide personali e sorrisi di bimbi, che non mancarono in ogni caso, ma che fosse una fotografia esaustiva delle condizioni di un popolo meraviglioso con quello dei Vedda, schiacciato da più strati di indifferenza.


Studenti - Scuola di Koththiyapullai


Dicci quale libro rappresenta la letteratura di viaggio per te.

Oggi nomino un grande classico, ‘Storie’ di Erodoto, un’impresa scriverlo e una piacevole impresa leggerlo, ma una guida essenziale su quanto approfondito e appassionato dovrebbe essere il nostro approccio alla conoscenza e all’esperienza, per raccontare davvero ‘le storie’. Si può scrivere di viaggio in mille modi differenti, ma preferisco un’esperienza partecipativa e di condivisione. Erodoto, per la sua bramosia di conoscenza viaggio per tutto il Mediterraneo, in un’epoca in cui viaggiare era davvero un atto di coraggio.


“La lacrima dei Vedda” ha ispirato il film in collaborazione con Pietro Geranzani. Com’è nata questa idea? Raccontaci qualche chicca sulla sua produzione. (dì anche dove si può trovare)

Durante la permanenza in Sri Lanka ho avuto modo di raccogliere moltissimo materiale video con momenti suggestivi  e  dal valore documentale notevole, che Pietro Geranzani, pittore milanese, amico e raffinato video-maker, ha voluto raccogliere in questo breve film da lui stesso musicato. Pietro ha saputo cogliere lo spirito e l’emotività vissuta in quei giorni di viaggio e  raccontare il presente e il passato dell’isola intera e in particolare della nostra esperienza con i  Vedda. Al momento il film è visibile solo durante le serate di presentazione.


Sappiamo che sei arrivato fino in Belgio per parlare della tua esperienza. Com’è incontrare i propri lettori?

Gironzolare per l’Italia è stata una grande fonte di ispirazione, arrivare fino a Bruxelles una immensa soddisfazione, le domande e le curiosità emerse incontrando i lettori sono andate spesso aldilà del contenuto del libro, permettendomi di avere diverse prospettive e spunti interpretativi sempre nuovi e acuti.


Hai in mente nuovi progetti per il futuro? Parlacene un po’.

Il prossimo grande sogno è visitare e raccontare di tutti i paesi che fecero parte dell’impero ottomano, scoprire quanto è rimasto dell’ultimo grande impero della storia, 623 anni di dominio tra mediterraneo, mar rosso  e oceano indiano, una grande avventura che spero di intraprendere presto, che richiederà tanto impegno e passione.