Christian Roccati, classe 1979, è uno scrittore ed esploratore. Accademico e Testimonial alpinistico del GISM, ex Membro della Commissione Centrale Pubblicazioni del CAI, è autore di oltre 30 libri, 500 articoli, 400 fotografie edite; ha al suo attivo 3 premi letterari nazionali, 500 conferenze tra cui il TEDx. Atleta agonista con 8 podi ai campionati italiani e numerosi record, istruttore nazionale di scalata indoor e outdoor, guida Kailas, gira il mondo tra viaggi estremi e spedizioni.

60 milioni è il frutto di un lavoro durato cinque anni e che ha l'obiettivo di raccontare l'uomo che si cela dietro al mito: un viaggio nella vita e nelle emozioni di Alberto Gnerro, per conoscere un po' più a fondo l'uomo che ha segnato la storia dell'arrampicata italiana e non solo.


Un'intervista per conoscere meglio Christian e il suo percorso di scrittura, con alcune riflessioni sul mondo dell'arrampicata.




Scrittura, arrampicata, alpinismo, mountain bike, scherma e numerosissime interviste e conferenze: come riesci a conciliare le tue numerose passioni?

La scrittura e le altre attività, sono in realtà un modo differente per vivere la stessa avventura, due modi di intendere la stessa cosa. Quando scalo le pareti, corro sui crinali la notte o il giorno, quando mi immergo in solitaria sotto il ghiaccio, esploro terre selvagge o vivo le tante avventure… il racconto nella mia testa non si interrompe mai. Semplicemente ogni tanto, quando posso, mi fermo e ne trascrivo piccoli frammenti. Siamo tutti scrittori, ogni istante della nostra vita. 

 


Come è nato il desiderio di raccontare la vita di Alberto Gnerro? 

Alberto è sempre stato un mito per tutti: a me del Doc interessava soprattutto la voglia di evolversi e andare sempre oltre, non legata ai numerini in senso stretto, che corredavano la sua vita ma erano solo un mezzo. Lo avevo già intervistato varie volte: Gnerro attaccava l’impossibile, ma lo faceva come il bravo ragazzo di famiglia della porta accanto. Moltissimi atleti hanno stretto i denti e affrontato la vita, ma Alberto lo ha fatto davvero come uno di noi. È un po’ come raccontare la storia di un ragazzo che ti dice “non ti arrendere, tutto è possibile, anche per te, si proprio per te”.





Il titolo del libro è di forte impatto, da dove nasce? 

La cosa più difficile per un autore è scomparire: ho deciso di fare questo e trasformarmi in Gnerro. Be’ Alberto sentiva questo titolo, che rappresenta il numero di kg che ha sollevato nei suoi primi 40 anni per allenarsi, quindi mi sembrava il minimo per partire bene. Io ho “solo” aggiunto il libro al titolo.  



Si potrebbe dire che questo libro nasca dal lavoro che tu e Alberto avete svolto insieme. Come è stato lavorare con una persona che ammiri?

È stato senz’altro più che emozionante, ma anche estremamente difficile. Alberto mi ha dato fiducia, una cosa iper rara, e io gli ho consegnato 5 anni della mia vita, senza sapere se sarebbero stati 3 o 20… L’ho intervistato per anni, ma contemporaneamente ho svolto moltissime ricerche, sia sugli articoli che mi aveva fornito, sia in moltissimi altri libri e pezzi. Ho visionato immagini, reperito video, intervistato altre persone e fatto l’esegesi di moltissimi documenti, comprese alcune decine di suoi inestimabili diari. Un biografo è un po’ come uno psicologo al quadrato, per chi sa davvero cosa significhi la psicoanalisi. La vita del biografato non può che cambiare dopo questo lavoro, e la tua… anche. 



Quale pensi che sia la caratteristica che ha portato Gnerro a diventare così grande nel mondo dell’arrampicata? 

La sofferenza. Edlinger e il Boss sono due simboli per lui; gli uomini della rivincita. Alberto è così… Pensa contemporaneamente di essere “un po’ più di un nessuno, ma meno di qualcuno” e di poter arrivare a fare qualsiasi cosa. Due idee del genere, compresse in un uomo, possono distruggerlo oppure portarlo ai vertici e poi ancora oltre, verso ciò che lui definisce “un ultimo giorno da leoni”.







Molti giovani si stanno accostando all’arrampicata, grazie anche alle numerose palestre che si stanno diffondendo ovunque. Cosa senti di consigliare a chi si sta avvicinando a questo mondo?

Vorrei tanto che non perdessero quella voglia infinita di esplorazione e scoperta; sembra una frase fatta, ma è tutt’altro. Per decadi la parte sportiva dell’arrampicata e di molte altre discipline, era uno splendido mezzo per qualcos’altro. Non c’è alcunché di male a fare arrampicata per fare arrampicata… Ma quando scalare su pannello o in falesia viene percepito come qualcosa di molto diverso da andare in palestra a fare cross fit, allora puoi scoprire che c’è ben altro, qualcosa che va oltre. Un tempo la falesia era l’anticamera della montagna; il libero arrampicare non voleva rompere questo legame, quanto invece trasformare l’arrampicata quale anticamera per qualsiasi cosa, sogni compresi. C’è chi spicca il volo per spedizioni extraeuropee, chi associa lo yoga alla scalata, chi viaggia grazie alle pareti, chi trova l’amore, chi un equilibrio naturale. Quando l’arrampicata non è solo “7b, 5c, 8c, on sight, RP, secondo giro”, tutto prende magnifiche tinte, come quelle stesse che c’erano quando le vie o te le chiodavi o non scalavi. Grazie all’arrampicata è possibile fare meeting di volontariato, conoscere persone e il mondo, ci sono interi movimenti che si stanno sviluppando. Cosa consiglio? L’arrampicata non è all’interno di due prese, ma all’esterno: parte dalla prima, fa il giro del mondo e arriva a quella di fianco.  



La tua carriera di scrittore conta ormai 30 libri, qual è quello che ti ha portato maggiore soddisfazione? E il più complesso da terminare? 

Il libro che mi ha dato più soddisfazione è quello che devo ancora scrivere… e tutti hanno dato il loro filo da torcere in modi diversi. 31 libri e non so quante ristampe ed edizioni in 12 anni, e moltissime altre cose correlate. Per vivere questo mestiere ho dovuto farne prima e durante, molti altri… avrò svolto come minimo 40 occupazioni completamente diverse. Ho dormito al massimo 3-4 ore per notte, tutti i giorni domenica compresa, lavorando 100 ore alla settimana per più di 20 anni… Ogni libro è un capitolo fatto di volti e persone, di problemi e “grane” da risolvere, alcune anche molto, molto ostiche, ma alla fine, sono accadute moltissime cose magnifiche. Ho visto moltissimi sorrisi e con questi volumi ho potuto migliorare il piccolo grande mondo intorno a me. Ho foraggiato associazioni che si occupano di molte cause filantropiche, ho avuto la fortuna di poter fare il mio. Ed è solo l’inizio di una bellissima e difficilissima avventura. 



Quali sono i tuoi progetti futuri?

Che bella domanda… Per prima cosa diffondere questo libro che per una rara volta mi sento di dire: è una bella opera. E poi sono moltissimi! Se parliamo di volumi, quest’anno usciranno 4 nuove edizioni di libri recenti, oltre a 60 Milioni. L’anno prossimo scriverò il mio primo romanzo, (se non do la precedenza ad altri lavori). Mi muoverò comunque e principalmente nel settore narrativa naturale e storica. 
Per quanto riguarda l’avventura continuerò con le esplorazioni intorno al mondo: ho 5-6 spedizioni in via di realizzazione, oltre ai viaggi con i clienti e la preparazione di chiunque abbia un sogno naturale, su qualsiasi livello e voglia realizzarlo. E poi conferenze e molto altro. Finalmente, anche se pian piano, sto uscendo allo scoperto anche con la pittura. Ho sempre scolpito e dipinto su commissione, ma questa volta farò una mostra.