Celebriamo una doppia vincita: i libri dei nostri autori Erica Giopp e Davide Biga hanno vinto, rispettivamente, il Premio Gambrinus 2019 e il IV Concorso “Storie in viaggio”. In questa intervista ai due scrittori scopriamo alcune curiosità sulle loro esperienze di vita.



Erica all'inizio del viaggio: un bel taglio netto ai capelli!
© Erica Giopp

Un anno in barcastop: l’esperienza di Erica in mare

Erica ha 26 anni quando decide di partire per il viaggio in barcastop: lascia lavoro, fidanzato, amici e famiglia e scappa per circa 17.000 miglia, attraversando oceani, isole e persone. Un anno in barcastop ha conquistato il Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” 2019 vincendo nella sezione “Esplorazioni e viaggi”.



1) Ciao Erica, iniziamo: dicci le tre cose più difficili e le tre più facili che hai affrontato durante il viaggio

Ciao! Le tre più difficili:

  1. Gestire le relazioni e i cambiamenti d’umore delle persone a bordo durante le lunghe traversate;
  2. Il mal di mare;
  3. La ricerca di un nuovo passaggio su una nuova barca a metà del viaggio.

Le più facili:

  1. Fare nuove amicizie negli yacht club durante gli happy hour;
  2. Lavare i piatti (al posto di cucinare);
  3. Rinunciare a lavarsi e cambiarsi i vestiti tutti i giorni.



2) Cosa ti ha spinto a raccontare la tua esperienza scrivendo un libro?

Durante il viaggio alcune persone che erano venute a sapere della mia avventura hanno iniziato a contattarmi per chiedermi consigli e suggerimenti: stavano pensando di partire anche loro ma non sapevano come fare.

Io, nel frattempo, mi stavo rendendo conto di quanto molti dettagli (sociali, psicologici, emotivi) fossero determinanti per il buon andamento della convivenza a bordo e di quanto, da terra, li avessi trascurati. Così mi è venuta l’idea di provare a raccontare la mia esperienza, usando come scaletta proprio le domande che mi venivano rivolte dagli aspiranti barcastoppisti.



3) Qual è stata la tua reazione quando hai scoperto di aver vinto un premio importante come il GAMBRINUS?

Quando Giada Bruno di Alpine Studio, curatrice editoriale della collana Orizzonti, ha chiamato per dirmi che avevo vinto il Premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti, si è raccomandata di non dirlo a nessuno finché la notizia non fosse stata ufficializzata in conferenza stampa. Io ero in Umbria con un gruppo di pensionati Taiwanesi per il “Imprenditori nell’Anno della Montagna Tour”, l’anno della montagna... in Umbria... un altro libro. Ho chiesto a Giada il permesso di dirlo almeno ai taiwanesi, ha detto okkei.

Eravamo nel bel mezzo di un’experience dell’Anno della Montagna Tour: un concerto nel bosco, contrabbasso, voce, fisarmonica e avrei voluto fosse il mio momento, prendere il microfono (che non c’era) e interrompere i musicisti per annunciare: “Dajia hao, buhaoyisi darao, wo jiu xiang fenxiang yi jian shi, jiu shi jige yue qian wo chuban la yi ben shu shi guanyu wo yinian huanqiu hanghai de tiyan, gang faxian le zheben shu huode le yidali lvyou wenxue jiangxian zhiyi, xiexie xiexie, feichang grazie dajia de zhichi” mi sarei anche auto-tradotta in italiano per farla bene e avrei ringraziato i miei soliti sponsor Patagonia, Saugella e Silkepil, ma non potevo.

Sarebbe stato estremamente fuori luogo, io ero la guida, la turlider, laccompagnatrice, lalaifstailassistant, non lagiopp, non quèlladelbarcastopp, così ho rinunciato al mega speech, ho fatto alzare in piedi i miei pensionati taiwanesi, ho improvvisato un trenino, li ho centrifugati di piroette, spaccati di casquè ma risparmiati sul volo d’angelo (solo per problemi di assicurazione). Felici, sono tornati a Taiwan con la schiena incriccata e la convinzione che in Italia su Jannacci si facciano i trenini a Capodanno e che Tenco si balli a passi di salsa. Un successo.

Grazie per il premio Gambrinus, anche a nome di tutti gli imprenditori pensionati taiwanesi dell’Anno della Montagna Tour, seguiremo l’esempio di Giuseppe Mazzotti: non smetteremo mai di scalare, esplorare e raccontare.






Davide a Ushuaia, la 'fine del mondo' in Sudamerica
© Davide Biga

Il giro del mondo in solitaria: Davide visita quattro continenti in un anno

A 36 anni Davide decide che è il momento di dare forma a un’idea che già coltivava da anni: fare il giro del mondo in sella alla sua moto. Parte dal Piemonte e attraversa quattro continenti in un anno di tempo, macinando quasi 100.000 chilometri. Il suo Il giro del mondo in solitaria. 100 mila km in sella ha conquistato l’Associazione Euterpe, che lo ha premiato con il Premio Speciale “Avventura in libertà” al IV Concorso “Storie in viaggio”.



1) Ciao Davide, com'è cambiato il tuo stile di vita dopo la decisione di lasciare il tuo lavoro e iniziare quest'avventura in moto?

Ciao! Sembrerebbe che dopo una decisione del genere il mio stile di vita sia cambiato completamente, ma in realtà è cambiato solo in minima parte. Sono solamente cambiati i luoghi e gli obiettivi da raggiungere.

Ho sempre preso tutto molto sul serio e come nel lavoro "normale" ci ho messo massimo impegno e serietà per fare tutto al meglio. Volevo fare questo viaggio, volevo farlo bene e speravo che se fosse andato bene mi avrebbe aiutato a poter lavorare a tempo pieno nel mondo delle moto e dei viaggi, le mie due passioni. Perciò ho fatto questa scelta con serenità e massimo impegno possibile sotto tutti i fronti. Il mio stile di vita è dunque rimasto lo stesso: lavoro, amici, passione, tre elementi che si sono amalgamati molto bene.



2) A chi consiglieresti quest'esperienza?

Bella domanda! Istintivamente mi verrebbe da rispondere "A tutti", ma razionalmente non sarebbe la risposta giusta. Consiglio a tutti di fare delle esperienze, di viaggiare il più possibile; se una persona ha la passione per la moto ovviamente consiglio di viaggiare il più possibile in moto.

Ci sono però diversi modi per vivere un’esperienza come quella che ho fatto io. La più semplice, scelta da molti, è quella di partire senza un obiettivo fisso e soprattutto senza un termine di tempo. In questo modo è molto più facile partire e vivere la giornata, tornare quando si desidera tornare. Il secondo caso – il mio – è partire con degli obiettivi e un termine di tempo "pubblico"; così è molto più complicato, però per me era importante farla così. Ho sentito il sapore della sfida, che mi dava tantissima energia e voglia di farcela senza perdermi d'animo anche nei giorni difficili.



3) Dicci qual è il posto che ti è piaciuto di più e perché lo consiglieresti e quello che ti è piaciuto di meno e perché non ti è piaciuto

I posti che mi sono piaciuti di più sono due:

  • Gli Stati Uniti mi sono piaciuti per la comodità, per la gentilezza delle persone e per lo stile di vita degli americani; in particolare ho amato la California – oltre per i motivi già citati – anche per il clima.
  • Il Sudamerica mi è piaciuto per gli spazi, la natura, l'atmosfera unica, e in particolare il Cile, perché ha tutto questo e ti permettere anche di vivere con uno stile occidentale (e infatti oggi vivo in Cile, anche se mi piacerebbe un giorno trasferirmi in California).

Per quanto riguarda il posto che mi è piaciuto di meno:

  • Penso sia la Siberia, perché non parlo il russo e pochissima gente in Siberia parla inglese, perciò è stato molto difficile comunicare. C’è anche molta povertà e un clima rigido per molti mesi l'anno (e a me non piace il freddo e la poca luce solare!). Attraverserò ancora la Siberia in moto, ma, potendo scegliere, non ci andrei mai a vivere.